Aree Archeologiche Nazionali di Vetulonia

Aree Archeologiche Nazionali di Vetulonia

Gli scavi urbani e la Via dei Sepolcri

A Vetulonia non si passa, si arriva appositamente dall’unica strada che risale la collina. Il paese è oggi un’”area archeolologica diffusa” che nasconde tra i suoi vicoli e i suoi orti le tracce di una delle più potenti realtà della cultura etrusca. Per scoprire l’antica Vatluna occorre chiudere gli occhi e cancellare l’immagine del piccolo paese arroccato. In età etrusca saremmo arrivati in una vera metropoli, con migliaia e migliaia di abitanti, una città che niente affatto si sentiva di collina, ma che aveva un’identità del tutto marinara e costiera. L’antica Vatluna si affacciava infatti sul vastissimo Lago Prile, che occupava a perdita d’occhio tutta la pianura grossetana. La città affondava le radici della sua ricchezza nell’entroterra delle Colline Metallifere, da dove estraeva i metalli, ma attraverso il suo porto sul lago guardava al mare aperto, dove i lingotti e gli oggetti in bronzo creati nelle botteghe cittadine e le altre merci preziose, in ambra e in oro, prendevano la via delle più importanti rotte mediterranee. Per immaginare meglio tutto questo si può arrivare ai bei affacci panoramici del centro storico e pensare, laddove c’è la pianura, lo scintillio delle acque brillanti della laguna costiera. Tra i vicoli, nella parte più alta del paese, si possono ammirare le cosiddette Mura dell’Arce, 30 metri circa di un grande muro in imponenti blocchi di pietra, interpretabile secondo l’ipotesi più recente, come i resti del basamento di un grande tempio, nella zona sacra più importante della città, l’Acropoli.

Lasciandoci il centro del paese alle spalle, in pochi minuti a piedi, possiamo raggiungere le Aree Archeologiche Nazionali, che raccontano la storia di Vatluna tra III e I secolo a. C. , in quel periodo, successivo alla conquista romana, in cui in città etruschi e romani convivevano in pace, dando vita a nuovi quartieri residenziali come quello delle Aree Archeologiche di Poggiarello Renzetti-Scavi Città e di Costa Murata. A Poggiarello Renzetti possiamo mettere i nostri piedi sulle pietre (basoli) della cosiddetta Via Decumana, sulla quale, allora come oggi nelle nostre città, si affacciavano i principali negozi del quartiere. Dalle vie lastricate che risalgono il Poggio, entriamo invece nelle case aristocratiche più belle del tempo, come la Casa di Medea, il cui cortile centrale era decorato da lastre di terracotta (conservate, tra altri preziosi reperti, al Museo Civico Archeologico “Isidoro Falchi”, in piazza Vatluna), che raccontano la vendetta d’amore di questa potente maga del mito greco. Più avanti la grande Domus dei Dolia ci parla di una vita agiata, fatta di stanze con pavimenti lussuosi (oggi coperti per motivi di conservazione), di pareti un tempo affrescate nei colori più belli e accesi della tradizione romana, di arredi in marmo e di preziosi oggetti in bronzo, che costituivano per gli abitanti della casa un vero e proprio “tesoro” di famiglia, di magazzini ben forniti di orci (dolia appunto) per lo stoccaggio degli alimenti, dell’olio, del vino. I resti di altre domus, in una posizione dall’incantevole panorama, sono visibili nell’Area Archeologica di Costa Murata.

Allontanandoci dal paese, al di fuori di quello che doveva essere il perimetro delle mura più esterne (diversi circuiti murari dovevano proteggere la città, uno dei quali individuato probabilmente presso l’Area Archeologica di Costia dei Lippi ), si torna di nuovo indietro nel tempo, nel VII secolo a.C., l’epoca d’oro della cultura etrusca e di Vetulonia. Seguendo le indicazioni stradali, lungo la cosiddetta “Via dei Sepolcri”, scopriamo le monumentali tombe delle più grandi famiglie dell’etrusca Vatluna, stirpi principesche che hanno lasciato memoria della propria potenza in queste maestose tombe familiari. Da non perdere in particolare la visita delle più imponenti, le Tombe della Pietrera e del Diavolino, con il loro lungo corridoio di accesso (dromos) e con le camere in muratura che accoglievano i defunti e i loro ricchissimi corredi, composti da splendidi gioielli in oro e eccezionali vasi di produzione greca. Al centro della camera un pilastro si ergeva come a custodire i corpi e al tempo stesso a sostenere il tetto, costituito in entrambe le tombe da una sorprendente e innovativa falsa volta in pietra(tholos).

a cura di Maria Francesca Paris